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Come difendere Gheddafi

January 3, 2013

L’opinione di Grimaldi  sulle primavere arabe è abbastanza chiara; vanno bene solo se sono contrarie (a suo dire) agli interessi americani. In base a questa personalissima classificazione risultano buone le ribellioni in Egitto, Tunisia, Yemen e Bahrain, cattive o frutto di un complotto le proteste in Siria e Libia.

Ciò che pensa effettivamente la popolazione è irrilevante se l’ideologia ci impone che una rivolta sia un male per la popolazione perchè contraria agli interessi di un tiranno che combatte l’imperialismo occidentale e sionista, allora questa deve essere per forza pianificata dalla Cia o dal Mossad.

Grimaldi si spinge oltre difendendo a spada tratta i dittatori in questione. Nella nuova versione del complottismo pacifista, le repressioni sono pure invenzioni, le proteste della popolazione sono complotti di agenti stranieri, l’assenza del rispetto dei diritti umani è una pura menzogna e così via, la dittatura sparisce e diventa ai suoi occhi una democrazia.

Gheddafi è un esempio lampante, salito al potere il 1 settembre 1969 tramite un colpo di stato militare che rovesciò la monarchia lo mantenne ininterrottamente per più di 40 anni. E’ vero che il consiglio rivoluzionario è stato abolito nel 1977 sostituito dall’assemblea legislativa ovvero il congresso generale del popolo e dall’organo esecutivo ovvero il comitato popolare; ed è altrettanto vero che Gheddafi ha lasciato nel 1979 il ruolo di segretario generale del congresso conservando solo la qualifica simbolica di “leader della rivoluzione”, ma ciò non cambiò minimamente la sostanza.
Di fatto il potere è stato concentrato sempre nelle mani del Rais, suo rimaneva il controllo totale delle forze armate e dei servizi di sicurezza, suo rimaneva il controllo dei tribunali, a lui di fatto rispondeva il capo di stato, il congresso generale scambiato da Grimaldi come l’esempio compiuto della democrazia diretta tramite l’articolazione dei congressi popolari locali di fatto non aveva alcun potere reale. La costituzione rimaneva sempre il libro verde partorito da Gheddafi, l’opposizione era vietata non esistevano nè partiti, nè sindacati e il culto della personalità del dittatore era applicato ovunque.
Altra negazione della realtà riguarda il rispetto dei diritti umani. Grimaldi a questa obiezione oppone l’argomentazione che secondo le nazioni unite la Libia è al primo posto nell’indice di sviluppo umano (HDI) per quanto riguarda gli stati africani, un indice che terrebbe conto sanità, l’istruzione, la maternità, l’aspettativa di vita, la protezione dell’infanzia, la mortalità infantile, la casa e il lavoro.

Di vero c’è solo che la Libia è il paese africano con il più alto indice Isu.
Ma premettendo occorre precisare alcuni punti:

– La libia gode di abbondanti riserve di petrolio e di gas (la seconda riserva di gas dell’africa) che gli permettono un’adeguata rendita, una crescita economica del paese e un livello di povertà inferiore ai suoi vicini stati del magreb, oltre a fare a meno del debito pubblico per finanziare i propri progetti sociali o imprenditoriali.

–  Gheddafi ha redistribuito, pur vivendo nel lusso lui e la sua famiglia sono innegabili i miglioramenti della Libia nel campo della povertà dell’istruzione e della sanità. Lo stesso indice Isu può essere indirettamente indicativo dato che la Libia non è il primo stato africano in termini di Pil procapite (per esempio è inferiore alla Guinea Equatoriale dove però il pil è letteralmente di proprietà di una persona sola), del fatto che il beneficio della ricchezza della libia sia maggiormente ripartito tra la popolazione rispetto ad altri vicini.

Di negativo c’è la poca diversificazione economica e l’elevatissimo tasso di disoccupazione, (spesso superiore al 20%) mantenuto dai generosi sussidi statali derivanti dalle rendite petrolifere.

Ma ciò non toglie due questioni di fondo volutamente o involontariamente ignorate da Grimaldi ovvero:
– L’indice isu è una media ponderata riguardante tre indicatori: il reddito interno procapite, l’aspettativa di vita e l’istruzione, non comprende alcun altro indicatore paventato da Grimaldi riguardante la sanità, la maternità, la protezione dell’infanzia…. men che meno può riguardare il lavoro dato che la Libia è caratterizzata da un’alta disoccupazione.

– Anche qualora l’Isu contenesse tutti gli aspetti indicati da Grimaldi non si capisce cosa abbia a che vedere con il rispetto dei diritti umani. Un paese può essere ricco avere o investire in istruzioni d’eccellenza, ma arrestarti se dici qualche parola contraria al governo. La libertà di parola, la libertà di associazione, la libertà di pensiero,  la libertà di stampa non sono fattori che entrano nell’isu.
– Se l’indice Isu è così importante c’è da chiedersi come mai il Bahrain abbia un indice più elevato della Libia di Gheddafi e nonostante questo meriti secondo Grimaldi, una rivoluzione da parte della propria base popolare. Pure il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti sono caratterizzati da un indice isu più elevato di quello libico senza per questo brillare nel rispetto dei diritti umani.

In conclusione nella difesa a oltranza del leader libico il Sig. Grimaldi adatta e plasma i dati e i fatti più al servizio della propria ideologia che di un’analisi obbiettiva.

Link utili:

http://www.undp.org/content/dam/undp/library/corporate/HDR/UNDP-ADCR_En-2012.pdf
http://www.imf.org/external/pubs/ft/dp/2012/1201mcd.pdf

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