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Il complotto siriano

Che motivi ha il popolo siriano a rivoltarsi contro il regime?
Per un sostenitore di Assad nessuno si tratta solo di un complotto organizzato dalle cancellerie occidentali, per chi osserva la realtà fin troppi.  Per introdurre posso consigliare il libro “Storia del Medio-Oriente” di Campanini che pur aggiornato solo al 2005 metteva già la Siria tra gli stati più a rischio dell’area in quanto altamente instabile, con un regime fondato su basi molto deboli.
La famiglia Assad è al potere dal colpo di stato del padre Hafez-Al Assad del 1970, l’ultimo di una serie di golpe militari che avevano destabilizzato il paese. Per oltre 40 anni gli Assad hanno gestito la Siria usando il pugno di ferro ponendo i propri fedelissimi legati al clan famigliare nei posti chiave dell’esercito e dei servizi di sicurezza e incapsulando il paese in uno stato di terrore permanente.
Nonostante l’apparente tolleranza manifestata nei confronti delle minoranze religiose, il baath ormai dominato dalla famiglia Assad, è rimasto l’unico partito legale e lo strumento di solidificazione di un sistema in cui: la successione al potere è diventata ereditaria, la libertà di stampa è rimasta vietata come la libertà di associazione e di pensiero.
A questo si aggiunge l’operatività del regime consistente nella permanenza dello stato di emergenza (attivo in Siria prima degli assad dal 1963) con arresti arbitrari, torture degli oppositori politici, ed esecuzioni estragiudiziarie denunciate da Humar Right Watch e Amnesty International. Inoltre le violente repressioni delle insurrezioni tra le quali possiamo riassumere il massacro di Hama nel 1982 da parte di Hafez-Al Assad, e i massacri delle proteste a seguito dell’onda della primavera araba dal marzo del 2011 da parte di Bashar-Al Assad hanno contribuito alla divisione settaria del paese, come premessa per una sanguinosa guerra civile.
L’assenza quasi totale del rispetto dei diritti umani, non è nemmeno alleviata dalla situazione economica. Il regime siriano è passato da una linea prevalentemente socialista a una liberalizzazione e apertura dei mercati e privatizzazione  di imprese e settori precedentemente sotto il controllo dello stato (spesso a favore del clan di famiglia più che della popolazione). La crescita economica alterna e i complessivi miglioramenti sono stati insufficienti a garantire alla siria il raggiungimento di uno stadio di sviluppo accettabile.
Il pil procapite di 5000 circa dollari all’anno misurati in parità di potere d’acquisto non solo è un dato lontanissimo da tutti i paesi della penisola araba yemen escluso, ma è inferiore anche al Libano e alla Giordania paesi confinanti che come la siria non dispongono di particolari riserve di gas o di petrolio su cui fondare la propria crescita economica.
Ma analoghi risultati possono essere trovati sui dati sociali come, l’analfabetismo, il tasso di povertà, l’accesso all’acqua potabile o ai servizi sanitari in cui vanno si rilevati miglioramenti dagli anni’90, ma sempre di livello inferiore ai paesi vicini. Pertanto sono tutte falsità quelle riportate da qualche apologeta di regime che la Siria brilla nel mondo arabo per lo stato di salute economico-sociale.

Ricordando che la primavera araba riceve il propulsore dal rialzo dei prezzi alimentari che si tramuta in condizioni più onerose per le fasce povere, non può sorprendere che la siria venga investita da una richiesta di cambiamento e che le tarde e insufficienti riforme siano servite a poco nulla.

Link utile http://www.isdb.org/irj/go/km/docs/documents/IDBDevelopments/Internet/English/IDB/CM/Publications/Statistical_Monograph/Monograph2012.pdf

Come difendere Gheddafi

L’opinione di Grimaldi  sulle primavere arabe è abbastanza chiara; vanno bene solo se sono contrarie (a suo dire) agli interessi americani. In base a questa personalissima classificazione risultano buone le ribellioni in Egitto, Tunisia, Yemen e Bahrain, cattive o frutto di un complotto le proteste in Siria e Libia.

Ciò che pensa effettivamente la popolazione è irrilevante se l’ideologia ci impone che una rivolta sia un male per la popolazione perchè contraria agli interessi di un tiranno che combatte l’imperialismo occidentale e sionista, allora questa deve essere per forza pianificata dalla Cia o dal Mossad.

Grimaldi si spinge oltre difendendo a spada tratta i dittatori in questione. Nella nuova versione del complottismo pacifista, le repressioni sono pure invenzioni, le proteste della popolazione sono complotti di agenti stranieri, l’assenza del rispetto dei diritti umani è una pura menzogna e così via, la dittatura sparisce e diventa ai suoi occhi una democrazia.

Gheddafi è un esempio lampante, salito al potere il 1 settembre 1969 tramite un colpo di stato militare che rovesciò la monarchia lo mantenne ininterrottamente per più di 40 anni. E’ vero che il consiglio rivoluzionario è stato abolito nel 1977 sostituito dall’assemblea legislativa ovvero il congresso generale del popolo e dall’organo esecutivo ovvero il comitato popolare; ed è altrettanto vero che Gheddafi ha lasciato nel 1979 il ruolo di segretario generale del congresso conservando solo la qualifica simbolica di “leader della rivoluzione”, ma ciò non cambiò minimamente la sostanza.
Di fatto il potere è stato concentrato sempre nelle mani del Rais, suo rimaneva il controllo totale delle forze armate e dei servizi di sicurezza, suo rimaneva il controllo dei tribunali, a lui di fatto rispondeva il capo di stato, il congresso generale scambiato da Grimaldi come l’esempio compiuto della democrazia diretta tramite l’articolazione dei congressi popolari locali di fatto non aveva alcun potere reale. La costituzione rimaneva sempre il libro verde partorito da Gheddafi, l’opposizione era vietata non esistevano nè partiti, nè sindacati e il culto della personalità del dittatore era applicato ovunque.
Altra negazione della realtà riguarda il rispetto dei diritti umani. Grimaldi a questa obiezione oppone l’argomentazione che secondo le nazioni unite la Libia è al primo posto nell’indice di sviluppo umano (HDI) per quanto riguarda gli stati africani, un indice che terrebbe conto sanità, l’istruzione, la maternità, l’aspettativa di vita, la protezione dell’infanzia, la mortalità infantile, la casa e il lavoro.

Di vero c’è solo che la Libia è il paese africano con il più alto indice Isu.
Ma premettendo occorre precisare alcuni punti:

- La libia gode di abbondanti riserve di petrolio e di gas (la seconda riserva di gas dell’africa) che gli permettono un’adeguata rendita, una crescita economica del paese e un livello di povertà inferiore ai suoi vicini stati del magreb, oltre a fare a meno del debito pubblico per finanziare i propri progetti sociali o imprenditoriali.

-  Gheddafi ha redistribuito, pur vivendo nel lusso lui e la sua famiglia sono innegabili i miglioramenti della Libia nel campo della povertà dell’istruzione e della sanità. Lo stesso indice Isu può essere indirettamente indicativo dato che la Libia non è il primo stato africano in termini di Pil procapite (per esempio è inferiore alla Guinea Equatoriale dove però il pil è letteralmente di proprietà di una persona sola), del fatto che il beneficio della ricchezza della libia sia maggiormente ripartito tra la popolazione rispetto ad altri vicini.

Di negativo c’è la poca diversificazione economica e l’elevatissimo tasso di disoccupazione, (spesso superiore al 20%) mantenuto dai generosi sussidi statali derivanti dalle rendite petrolifere.

Ma ciò non toglie due questioni di fondo volutamente o involontariamente ignorate da Grimaldi ovvero:
- L’indice isu è una media ponderata riguardante tre indicatori: il reddito interno procapite, l’aspettativa di vita e l’istruzione, non comprende alcun altro indicatore paventato da Grimaldi riguardante la sanità, la maternità, la protezione dell’infanzia…. men che meno può riguardare il lavoro dato che la Libia è caratterizzata da un’alta disoccupazione.

- Anche qualora l’Isu contenesse tutti gli aspetti indicati da Grimaldi non si capisce cosa abbia a che vedere con il rispetto dei diritti umani. Un paese può essere ricco avere o investire in istruzioni d’eccellenza, ma arrestarti se dici qualche parola contraria al governo. La libertà di parola, la libertà di associazione, la libertà di pensiero,  la libertà di stampa non sono fattori che entrano nell’isu.
- Se l’indice Isu è così importante c’è da chiedersi come mai il Bahrain abbia un indice più elevato della Libia di Gheddafi e nonostante questo meriti secondo Grimaldi, una rivoluzione da parte della propria base popolare. Pure il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti sono caratterizzati da un indice isu più elevato di quello libico senza per questo brillare nel rispetto dei diritti umani.

In conclusione nella difesa a oltranza del leader libico il Sig. Grimaldi adatta e plasma i dati e i fatti più al servizio della propria ideologia che di un’analisi obbiettiva.

Link utili:

http://www.undp.org/content/dam/undp/library/corporate/HDR/UNDP-ADCR_En-2012.pdf

http://www.imf.org/external/pubs/ft/dp/2012/1201mcd.pdf

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